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Comunicare oggi #19

Noi italiani siamo differenti!

Stanno già rullando i tamburi.
Venerdì 2 luglio la nazionale italiana di calcio scenderà in campo a disputare i quarti di finale contro il Belgio. Sto parlando di Europa 2020, il cui anno non è un refuso e nemmeno un capriccio scaramantico, ma il sequel dello sport rimasto in stand by per un anno intero.
Vorrei prendermi giusto il tempo per condividere insieme a voi la goduria che mi pervade a fronte delle blasonate eliminazioni, Francia e Germania, così per dire.
Una goduria goliardica, ma sufficientemente radicata, perché ha origini lontane. Prendi la Francia, per esempio, quella del “j’accuse”. Occasioni perse per inondare di critiche l’Italia e gli italiani: zero. Proprio qualche giorno fa alcuni illustri campioni d’oltralpe, hanno sentenziato che l’Italia fa schifo ed è arrivata ai quarti di finale solo perché ha giocato contro squadre che facevano ancor più schifo. Vuoi mettere la Francia? Lì sì che ci giocano quelli buoni, quelli fenomenali! A detta loro, che se la cantano e se la suonano, da soli ovviamente.
E invece all’improvviso arriva la Svizzera, di certo non la squadra più forte del mondo, che spegne la musica e manda a casa i cantanti e i suonatori francesi. Come dire, chapeau?
Ma andiamo oltre.
La solida e granitica Germania, quella che Gary Winston Lineker (ritenuto uno dei migliori calciatori britannici della storia) definisce così: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince.”
Come prevedibile, la brava e indefessa Germania si rispecchia perfettamente nella citazione di Lineker, pagando lo scotto di apparire sempre un tantino arrogante e di tirarsela un po’.
E anche qui colpo di scena. Cara Germania, per te gli Europei finiscono qui. Auf Wiedersehen!
Ma ora veniamo a noi.
Veniamo agli Azzurri che dopo anni bui e sportivamente deludenti, sono tornati a far sognare tutti gli italiani calciofili.
Noi italiani però siamo differenti. Noi italiani non ci limitiamo a tifare, esaltarci e sperare di vincere, eh no, sia mai.
Perché è più forte di noi, non ce la facciamo proprio a non criticare e polemizzare su decisioni e atteggiamenti dei nostri calciatori e dirigenti. Noi italiani, Noi italiani, tutti laureati in calciologia.
Vorrei ricordare la polemica dell’Inno Nazionale. Avete presente Impegno, modulo di gioco, performance dei calciatori? Tutti dettagli irrisori, molto meglio domandarsi perché i calciatori non cantano l’Inno.
Prendi le Olimpiadi, per esempio. Tra mille emozioni e commozioni, molti atleti italiani durante l’inno si godevano l’estasi del momento, magari in silenzio o addirittura in lacrime. Ma i calciatori no, loro dovevano assolutamente cantare.
Per fortuna da allora, di acqua sotto i ponti un po’ ne è passata, e oggi i nostri calciatori, tra voci bianche, stonate mondiali e virtuosismi canori, cantano l’Inno.
E se anche le grandi opere a volte si fermano, la polemica no, quella si sposta altrove.
Vediamo quindi dove ha traslocato la polemica.

I calciatori devono o non devono inginocchiarsi prima del fischio di inizio per dimostrare sensibilità all’iniziativa degli attivisti impegnati nella lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico, verso le persone di colore?
Siamo alle solite, tutti devono dire la propria opinione e criticare ferocemente l’opinione altrui.
Se non ti inchini sei un razzista.
Se ti inchini, non lo fai perché ci credi, ma perché lo fanno gli altri.
Se un giocatore preferisce non inginocchiarsi perché non crede a questo tipo di iniziative ma preferisce impegnarsi diversamente nella lotta al razzismo, è comunque sbagliato; l’opinione pubblica impone che se sei contro il razzismo, devi inginocchiarti.
Ma io dico, non abbiamo sentito la mancanza dello sport durante la pandemia? Ma allora perché parliamo di tutto tranne che di sport?
Anche perché onestamente la lotta contro il razzismo non si vince con una genuflessione.
Prendiamo ad esempio la partita Inghilterra vs Germania. Tutti i 22 giocatori si sono inginocchiati prima dell’inizio della partita, quindi verrebbe da pensare a un segnale forte che le due nazioni intendono esprimere. E verrebbe anche da pensare che i tifosi allo stadio dovrebbero emulare l’esempio virtuoso dei giocatori, sostenendo anch’essi la lotta al razzismo.
E invece no signori. I tifosi inglesi presenti allo stadio hanno pensato bene di fischiare l’inno nazionale inglese, mancando completamente di fair play, e hanno addirittura fatto sentire forte e chiaro gli ululati nei confronti dei giocatori tedeschi.
Il punto è sempre uno solo. Il punto è che manca l’educazione e la cultura. La cultura sportiva si coltiva e si tramanda attraverso il gioco, i valori dello sport e la dedizione. Non è certo un solo gesto che farà la differenza, se dentro a quel gesto non ci sono contenuti. Non è certo un solo gesto che cambierà il mondo, se non si attua un cambiamento quotidiano, se non iniziamo le manovre per una svolta culturale.
Quello che ho espresso è un pensiero personale, che non intende urtare la sensibilità altrui e tantomeno innescare futili polemiche. Un semplice punto di vista e nulla di più.

Forse il modo migliore per stemperare la bufera delle polemiche è la puntuale e come sempre brillante battuta di Lercio.it che sull’argomento motiva così il mancato inginocchiamento dei nostri connazionali: Nazionale, gli azzurri non si inginocchieranno. Bonucci spiega: “Chiellini non riuscirebbe più a rialzarsi”

[Andrea Fiore]

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