Festival della Parola

Festival della Parola: le mie poche parole, parole, parole… 

Quando lavori da tanti anni nella comunicazione, capita di pensare che ormai sia difficile sorprenderti. Poi arriva il Festival della Parola, che ti ricorda che, forse, con le parole e le loro responsabilità non hai mai finito di fare i conti.

E qui devo aprire una parentesi, perché parlare del Festival senza parlare di Manlio Maggio sarebbe un po’ come parlare di un’orchestra dimenticandosi del direttore. È lui che ha ideato, fatto nascere e arricchito di idee, incontri e ospiti il Festival, dando vita a un’edizione più bella dell’altra.

Festival della Parola di Parma

Il risultato è un appuntamento che oggi appartiene sempre di più a Parma, e rende la città protagonista di occasioni di confronto che altrimenti difficilmente avremmo.

Fidatemi di me: seguo il Festival della Parola fin dalla sua prima edizione e, nel tempo, il rapporto con questo progetto è diventato qualcosa di più di una semplice collaborazione professionale. Da una parte c’è Net Project, l’agenzia che rappresento e che ne cura alcuni aspetti comunicativi. Dall’altra c’è Rinascimento2.0, l’associazione che organizza il Festival, di cui sono vicepresidente.

Insomma, quando si parla di Festival della Parola, vuoi per voglia di mettersi in gioco, sincera ammirazione o curiosità, il rischio di portarsi il lavoro a casa è… diciamo piuttosto alto.

Ogni anno il Festival cresce, cambia, aggiunge appuntamenti, coinvolge nuovi luoghi e nuove persone, e con tutti questi mutamenti ci chiede anche continuamente di trovare il modo giusto per raccontarlo senza perdere quello che lo rende riconoscibile.

Quest’anno, per esempio, il tema della Biofilia ci ha portati a ragionare su come trasformare un concetto complesso in qualcosa che potesse essere visto, prima ancora che spiegato. Tanti complimenti agli studenti (nonché menti creative 2.0) del Liceo Artistico Paolo Toschi di Parma, che sotto la nostra guida di agenzia hanno sviluppato l’idea creativa alla base della comunicazione visiva di questa XIII edizione.

Sviluppato il concept, il nostro lavoro è stato soprattutto quello di dare forma e continuità a quell’idea.

Un nuovo sito, una comunicazione social coordinata, il ledwall, le locandine, il programma cartaceo: strumenti diversi, certo, ma con un obiettivo comune. Fare in modo che una manifestazione ricca e articolata come il Festival fosse facile da capire, da seguire e, soprattutto, da vivere.

Perché la comunicazione di un festival culturale non può limitarsi a dire cosa succede e quando. Ed è forse questa la parte che mi piace di più del nostro lavoro: prendere qualcosa che esiste già, che ha una sua identità e una sua storia, e trovare il modo di renderlo ancora più comprensibile, interessante e vicino alle persone.

Con il Festival della Parola lo facciamo da tredici edizioni, e dopo tredici edizioni una cosa l’ho capita: le parole sono importanti, ma trovare quelle giuste è ancora più difficile.

Del resto, come scriveva Antoine de Saint-Exupéry, “La perfezione non si ottiene quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.”

Quindi, dopo tutto questo parlare di parole, credo sia arrivato il momento di toglierne qualcuna.

Nel nostro lavoro la chiamano sintesi.

E, soprattutto, un modo elegante per chiudere un articolo.

Andrea Fiore – Amministratore Net Project S.r.l.